19

agosto

2011

Nessuno sa dire a chi sia appartenuto, né dove si trovi con precisione il tesoro da 500 milioni riportato alla luce dagli abissi marini dalla compagnia americana Odyssey Marine Exploration, ma di sicuro è considerato il più grande tesoro risucchiato dalle acque, superiore persino a quello ritrovato nel 1985 vicino alle coste della Florida, custodito in un galeone spagnolo naufragato nel 1622.

Riportato a galla vicino alle isole Scilly, arcipelago situato a 45 chilometri dalla punta più sud-occidentale della costa dell’Inghilterra, nell’Oceano Atlantico, il luogo esatto del ritrovamento, identificato dalla compagnia con il nome in codice «Black Swan» (Cigno Nero), viene tenuto celato, avvolto nel mistero come tutta la storia che si nasconde dietro alle 17 tonnellate di monete d’oro e d’argento (in tutto le monete sono più di 500.000 mila) ritrovate in una nave colata a picco circa 400 anni fa.

Come sostiene il fondatore dell’Odyssey Marine Exploration (compagnia che ha ritrovato il tesoro) John Morris diventa assai difficile stabilire a chi appartenesse il tesoro e di che nazionalità fosse la nave poiché nell’era coloniale, l’area del ritrovamento era navigata da numerosi vascelli, una via marittima decisamente “trafficata” per la sua posizione.
Greg Stemm, co-presidente della “Odyssey Marine Exploration”, preferisce invece parlare del tesoro, delle condizioni perfette in cui è stato ritrovato che hanno destato la curiosità dei ricercatori: “Siamo rimasti stupiti perché le prime monete raccolte presentano uno stato ottimo e sorprendente. Le monete in oro si sono conservate perfettamente e la loro lucentezza abbaglia”.

Quest’ultima scoperta decreta così l’efficienza della Odyssey Marine Exploration che dopo aver stupito il mondo tre anni fa riportando alla luce oltre 50.000 monete e manufatti da una nave naufragata nel 1865 vicino alle coste di Savannah in Georgia, torna a confermarsi un mix perfetto Sherlock Holmes e Indiana Jones.

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