26
agosto
2011
Estate calda quella dell’oro, con quotazioni bollenti che fanno impennare i termometri registrando un progresso dell’1,4% arrivando così a toccare quota 1.917,90 dollari l’oncia.
In un agosto caratterizzato dal crollo delle Borse l’oro mette a segno la migliore performance mensile dal settembre 1999 aumentando del 16,8%.
Interpellati su previsioni future, gli addetti ai lavori non escludono un ulteriore aumento che potrebbe portare il metallo prezioso a toccare la soglia dei 2mila dollari entro la fine di dicembre, arrivando così a registrare un incremento annuale del 41%, il più alto degli ultimi 30 anni.
Una recente analisi di GoldMoneyNews, curato dall’intermediario GoldMoney ha rivelato che la decisione del presidente venezuelano Hugo Chavez di nazionalizzare l’industria dell’oro e le attività contigue al settore estrattivo per sottrarlo al controllo della «mafia» ha dato il via al più grande movimento fisico di oro degli ultimi anni.
E se da una parte questo movimento che prevede lo smobilizzo di oltre 211 tonnellate di oro (più o meno equivalente a 12 miliardi di dollari) è uno dei fattori decisivi che ha portato all’incremento delle quotazioni del metallo prezioso, dall’altro non è da escludere che diventi una delle cause che potrebbe determinare la messa in crisi del sistema.
Se prima quindi, negli ultimi due anni, i rialzi del prezzo dell’oro erano dipesi dalle attività delle banche centrali che vedevano India, Cina e Russia come grandi acquirenti, adesso la decisione del presidente venezuelano ha cambiato le carte in tavola: il Venezuela non ha intenzione di comprare più oro, ma solo di rimpatriare ciò che già gli appartiene, attraverso un’operazione che prevede lo spostamento reale dell’oro fico.
Come è possibile così leggere sull’analisi redatta da GoldMoneyNews: “La cosa più significativa è la scoperta che circa la metà delle 99 e 11,2 tonnellate di oro contabilizzare rispettivamente presso la Banca d’Inghilterra (BoE) e la Banca dei regolamenti internazionali (Bri), sono conservate nelle “banche dei lingotti” come JP Morgan Chase. Questo ha portato molti a credere che il grande recupero d’oro in corso possa essere un fattore può che contribuisce al recente aumento del prezzo dell’oro”.
La mossa del Venezuela si rivela così destabilizzante poiché, quando un grande colosso come lo stato del presidente Hugo Chavez decide senza troppo preavviso di riprendere il proprio oro può portare ad una repentina corsa alle banche del lingotto, non diversa da quella tanto temuta per i contanti (che spesso si verifica nel momento in cui i clienti iniziano a perdere fiducia nella capacità di detenzione del proprio contante da parte dell’istituto di credito).
Per mettere sotto tensione il sistema bancario a riserva frazionaria non ci vuole poi molto, basta che oltre al Venezuela pochi grandi clienti decidano di ritirare nello stesso momento il proprio “tesoro”.





















